TORNA IL MAL DI BUDGET IN BANCA

TORNA IL MAL DI BUDGET IN BANCA

Inchiesta di Mf Dow Jones pubblicata su Milano Finanza. Campagne prodotto a raffica, obiettivi individuali e non più collettivi, pratiche non trasparenti verso la clientela. Così in epoca Covid allo sportello tornano le pressioni commerciali. Il segretario nazionale Fabi, Mattia Pari: “Continueremo a contrastare le anomalie con ogni mezzo”

TORNA IL MAL DI BUDGET IN BANCA

Inchiesta di Mf Dow Jones pubblicata su Milano Finanza. Campagne prodotto a raffica, obiettivi individuali e non più collettivi, pratiche non trasparenti verso la clientela. Così in epoca Covid allo sportello tornano le pressioni commerciali. Il segretario nazionale Fabi, Mattia Pari: “Continueremo a contrastare le anomalie con ogni mezzo”

 

Banche: pressioni commerciali, con il Covid torna il mal di budget
MILANO (MF-DJ)–Parlare di pressioni commerciali e’ un po’ come avventurarsi tra Scilla e Cariddi. Il punto di equilibrio, tra il troppo e il nulla, nella spinta al raggiungimento degli obiettivi commerciali e’ spesso una chimera difficile da raggiungere. Questo nonostante per una banca porsi target sfidanti sia necessario per sopravvivere in un contesto sempre piu’ competitivo, (fatto di tassi bassi, sfide macroeconomiche e di mercato) e per soddisfare tutti gli stakeholders: dai grandi azionisti al piccolo risparmiatore cliente fino al dipendente. L’argomento e’ tornato di urgente attualita’ dopo che i segretari generali dei sindacati del settore (Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin) hanno chiesto all’Abi di modificare l’ordine del giorno di una recente riunione chiedendo di aggiungere il punto relativo alle pressioni commerciali nel contesto peculiare creato dalla pandemia. Tali pressioni si sono intensificate, a detta delle sigle, in relazione all’emergenza sanitaria che ha compromesso il raggiungimento dei budget commerciali e imposto modalita’ di lavoro differenti. La richiesta e’ stata accolta dall’Abi e la questione e’ oggetto di confronto e dibattito interno. Le organizzazioni sindacali lamentano due ordini di problemi: il primo e’ legato alle pressioni fatte quotidianamente sui dipendenti che riguardano in particolare il moltiplicarsi delle campagne prodotto, l’inserimento e l’innalzamento di budget individuali e non piu’ collettivi per vie brevi, il richiamo all’intensificazione degli appuntamenti in filiale nonostante la fase pandemica e i protocolli condivisi. Mentre il secondo e’ legato al rischio di pratiche poco trasparenti nei confronti della clientela come l’offerta a distanza di prodotti non finanziari, principalmente polizze, collegati a un finanziamento. Al di la’ di situazioni specifiche l’inasprimento delle pressioni commerciali riguarda gran parte delle principali banche italiane quotate.

I sindacati in una serie di comunicazioni interne raccolte ed esaminate da MF-Dowjones documentano fatti accaduti caso per caso, banca per banca. Per esempio spiegano che un grande istituto di credito, per andare incontro alle indicazioni fornire da Banca d’Italia e da Ivass – che invitano a porre attenzione al collocamento in abbinamento al finanziamento di polizze che non presentano alcun collegamento funzionale con il prestito (le cosiddette polizze decorrelate), ha inserito un blocco procedurale all’emissione delle polizze di protezione, che si attiva per tre giorni dalla data di erogazione o delibera di un finanziamento. Tale blocco, valido per persone fisiche e micro-imprese e’ attivo esclusivamente con riferimento all’offerta di polizze e finanziamenti intermediati dal gestore in filiale, quindi non per esempio per l’offerta a distanza. I sindacati mettono in guardia da elusioni della norma o dall’emissione di polizze a quattro giorni di distanza dal finanziamento e invitano a segnalare immediatamente l’accaduto a tutela del lavoro del dipendente e anche del risparmiatore. In un’altra grande banca si evidenzia invece come, incalzati da Capiarea e da alti dirigenti, alcuni funzionari inviino mail con budget assegnati ad ogni Hub, relativi al prodotto del mese nella vecchia ma attuale logica della “matrice”, che ha fatto gridare a piu’ di un sindacalista il ritorno alla figura del bancario “piazzista”. A questo atteggiamento si aggiunge l’utilizzo di strumenti vietati anche da circolari interne della stessa banca come classifiche, previsioni di vendita e richieste di dati anche infragiornaliere. In un altro istituto l’attivita’ commerciale e’ stata predisposta dividendo l’anno in due semestri: il primo semestre di assestamento dei processi straordinari, il secondo di ripresa dell’attivita’ ordinaria, ma al secondo semestre sono stati assegnati gli obiettivi di un intero anno.

Il semestre in corso ha visto l’anticipo dell’assegnazione degli obiettivi, in considerazione di un’operazione straordinaria. Rispetto al secondo semestre i messaggi che vengono trasmessi sono di “richieste di raddoppio dei risultati dell’anno scorso”: un risultato particolarmente difficile da ottenere in una situazione di parziale lockdown. Le organizzazioni sindacali, in un’altra grande realta’, hanno chiesto l’immediata sospensione dei messaggi massivi rivolti alla rete da parte delle funzioni commerciali “con cui si richiamano i gestori a un’intensificazione degli appuntamenti in filiale con la clientela. Si tratta di un’iniziativa che conferma come la percezione della protratta situazione di emergenza sia ancora gravemente sottovalutata”, spiegano i sindacati.

La posizione della Fabi, il principale sindacato di categoria, e’ chiara. “Continueremo a contrastare le situazioni che riteniamo non coerenti con ogni mezzo a disposizione. In passato i lavoratori del settore sono gia’ scesi in piazza al fianco di associazioni dei consumatori. Se sara’ necessario, non esiteremo a farlo nuovamente”, commenta Mattia Pari, segretario nazionale Fabi. “Il problema deve emergere in tutte le sue. Occorre che tutte le banche inseriscano la valutazione del problema delle pressioni commerciali nell’indagine stress da lavoro correlato. Alcune banche, in piena zona rossa, continuano ad avviare campagne commerciali che hanno l’obiettivo di portare in filiale la clientela per proporre nuovi prodotti, secondo noi, non sempre necessari. Questa scelta espone i lavoratori a maggiori rischi e non riteniamo che questi spostamenti siano in tutti i casi coerenti con le norme in vigore nel Paese. Invece, in quelle banche in cui entrambe le parti hanno voluto affrontare seriamente la questione, grazie all’accordo dell’8 febbraio 2017, si sono prodotti risultati utili che hanno consentito di sanare le distorsioni”.

L’Abi del presidente Antonio Patuelli, infatti, aveva preso una posizione chiara in proposito. Nel 2017 sottoscrisse con le organizzazioni sindacali nazionali un accordo che tutelava contemporaneamente i dipendenti di banca e la clientela, i principali gruppi bancari e i loro amministratori delegati dimostrarono nei fatti un cambio di passo. L’accordo era stato definito “etico e utile anche come campanello di allarme di sintomi che vanno prevenuti”, dall’associazione. All’assemblea Abi del 2018 si e’ affermato che “l’accordo dell’8 febbraio 2017 contro le indebite pressioni commerciali e’ una scelta d’avanguardia del mondo bancario e va applicato appieno sempre”. cce MF-DJ NEWS

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«BANCHIERI INSEGUONO E NON PROGETTANO»

«BANCHIERI INSEGUONO E NON PROGETTANO»

Su Milano Finanza un dettagliato articolo sulla conferenza online dedicata a digitale e smart working con le dichiarazioni del segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. «Il problema degli ultimi anni del nostro Paese e, purtroppo, anche del settore bancario, è la classe dirigente che, a ogni livello, è sempre stata abituata a inseguire e non a progettare. Abbiamo bisogno di costruire qualcosa che rimanga stabilmente a vantaggio di chi lavora in banca e delle stesse banche. Non sarà facile, visto il forte egoismo dei gruppi bancari»

«BANCHIERI INSEGUONO E NON PROGETTANO»

Su Milano Finanza un dettagliato articolo sulla conferenza online dedicata a digitale e smart working con le dichiarazioni del segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. «Il problema degli ultimi anni del nostro Paese e, purtroppo, anche del settore bancario, è la classe dirigente che, a ogni livello, è sempre stata abituata a inseguire e non a progettare. Abbiamo bisogno di costruire qualcosa che rimanga stabilmente a vantaggio di chi lavora in banca e delle stesse banche. Non sarà facile, visto il forte egoismo dei gruppi bancari»

 

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“NON CREDO ALLO SMART WORKING”

“NON CREDO ALLO SMART WORKING”

Sul Sole24Ore, ampio resoconto sull’evento di ieri con le dichiarazioni del segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni: “Questa modalità di lavoro non deve diventare una scusa per ridurre i costi”

“NON CREDO ALLO SMART WORKING”

Sul Sole24Ore, ampio resoconto sull’evento di ieri con le dichiarazioni del segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni: “Questa modalità di lavoro non deve diventare una scusa per ridurre i costi”

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DIGITALE E SMART WORKING, IL SETTORE DEL CREDITO A CONFRONTO

DIGITALE E SMART WORKING, IL SETTORE DEL CREDITO A CONFRONTO

Le nuove tecnologie e il lavoro a distanza sono gli argomenti affrontati da sindacati bancari e controparte durante il secondo dibattito pubblico trasmesso in diretta con cui la Fabi prosegue il ciclo “La primavera nelle banche: come cambia il settore in tempi di pandemia, smart working e digitale, a difesa dell’occupazione”.

DIGITALE E SMART WORKING, IL SETTORE DEL CREDITO A CONFRONTO

«Indietro non si torna, ma dobbiamo capire come andare avanti», con queste parole il conduttore, Andrea Pancani, vicedirettore TgLa7, ha introdotto il dibattito su digitale e smart working animato dalle domande dei giornalisti Cristina Casadei (Sole 24 Ore) e Luca Gualtieri (Milano Finanza) e preceduto da un attualissimo monologo interpretato dall’attore Riccardo Pieretti: un testo agrodolce sul lavoro in banca ai tempi del lavoro da casa.
Ospiti Salvatore Poloni (Presidente Casl Abi), Matteo Spanò (vicepresidente Federcasse), Riccardo Colombani (segretario generale First Cisl), Nino Baseotto (segretario generale Fisac Cgil), Fulvio Furlan (segretario generale Uilca), Emilio Contrasto (segretario generale Unisin), Gianfranco Luca Bertinotti (segretario nazionale Fabi) e Lando Maria Sileoni (segretario generale Fabi).

 

«Nel settore bancario – ha detto Nino Baseotto, segretario generale Fisac Cgil – noi partiamo da un contratto nazionale di lavoro in cui già si parla di lavoro agile con dei capisaldi fissi importanti, come la volontarietà dello smart working, la privacy, la disconnessione. Con queste regole il lavoro agile diventa una grande opportunità».

Opportunità che però deve essere frutto di accordi e concertazione tra le parti senza che nessuno lo utilizzi a proprio piacimento: «Abbiamo dato massima disponibilità per la gestione della pandemia – ha detto Lando Maria Sileoni, segretario generale Fabi – e questa ampia flessibilità le banche l’hanno utilizzata fino in fondo. Mentre noi parliamo, però, Intesa, Unicredit e altri Gruppi bancari si stanno organizzando per utilizzare lo smart working e i contratti ibridi per un risparmio di costi. Poi c’è una differenza tra banche europee e italiane nel digitale: in Italia si sta andando verso la totale e rapida trasformazione delle agenzie in negozi finanziari, per vendere di tutto. In Europa, invece, è cresciuta in maniera profonda e positiva la consulenza dei lavoratori bancari verso la clientela con la specializzazione. Il problema degli ultimi anni del nostro Paese e, purtroppo, anche del settore bancario, siamo carenti con la classe dirigente che, a ogni livello, è sempre stata abituata a inseguire e non a progettare. Per quanto riguarda i futuri modelli di banca e di filiale, lo capiremo con il prossimo piano industriale del gruppo Intesa, presentato tra settembre e dicembre, allora capiremo come stanno le cose. Abbiamo bisogno di costruire, assieme ai rappresentanti del settore, in Abi e Federcasse, qualcosa che rimanga stabilmente a vantaggio di chi lavora in banca e delle stesse banche. Non sarà facile, visto il forte egoismo dei gruppi bancari» ha aggiunto Sileoni.

«In tempi non sospetti – ha detto il Presidente Casl Abi, Salvatore Poloni – abbiamo disciplinato a livello di contratto nazionale il lavoro agile pensando ad un miglioramento della vita lavorativa e privata. In seguito abbiamo usato questo strumento per raggiungere un altro obiettivo: quello del distanziamento sociale. Se è vero che tendenzialmente indietro non si torna mai, è anche vero che una volta superata l’emergenza torneremo ad un giusto equilibrio tra le esigenze da tenere in considerazione. Le persone hanno bisogno di socialità e questo aspetto va sicuramente ritrovato con la presenza. Il lavoro agile è come la dinamite, può mettersi al servizio del progresso oppure creare disastri. È importante il quadro normativo di riferimento per disciplinare la materia. E sulla digitalizzazione è importante ricordare che anche se oggi ci sono fasce meno abituate ad utilizzarla, rimane un tassello fondamentale che rimarrà anche in futuro e non si può escludere».

«C’è bisogno di contatto e di guardarsi negli occhi – ha detto Pancani – e continuo ad essere convinto che la presenza fisica e il digital dovranno essere tenute presenti come parti entrambe imprescindibili».

«Gli incontri fisici non sono rarefatti solo per lo smart working – ha sottolineato Riccardo Colombani, segretario generale First Cisl – ma anche per la riduzione degli sportelli e tutto questo è avvenuto in un Paese che non usa il digitale come altri ed è tra i più vecchi d’Europa se si guarda al ricambio generazionale. E a questo dobbiamo porre riparo, come ha detto Sileoni, con il contratto nazionale e la cabina di regia predisposta per gestire al meglio la fase di trasformazione in corso».

«Voi, rispetto ad altri settori, avete fatto una scelta molto forte – ha detto Casadei – regolamentando lo smart working a livello di contratto nazionale. Continuerete in questa direzione?»
Domanda a cui Sileoni ha risposto con un’altra domanda, provocatoria: «È in grado l’Abi di dare regole chiare a tutti i gruppi bancari sull’utilizzo dello smart working e concordarle con noi? Noi siamo dell’idea che le regole dovrebbero essere condivise per evitare che ognuno faccia come voglia».

«Abbiamo l’assoluta volontà di regolamentare lo smart working – ha detto Fulvio Furlan, segretario generale Uilca – che, a regime, deve essere su base volontaria, così come previsto dal contratto nazionale e fortemente voluto dai sindacati. Il lavoro agile, come strumento a favore dei lavoratori e a disposizione del settore, è importante, ma se non regolamentato e imposto può togliere socialità, formazione e crescita. Non può diventare uno strumento solo a favore delle aziende per il taglio dei costi e le esigenze produttive. Per questo le relazioni sindacali sono fondamentali per proiettarci verso le opportunità di questi nuovi strumenti e ridurre i rischi che possono rappresentare».

«C’è forte ambiguità tra home working e smart working. Il primo – ha sottolineato Luca Gualtieri, Milano Finanza – è lo strumento imposto dalla pandemia, ma il secondo prevede una pianificazione del lavoro a medio-lungo termine che impone una rivisitazione degli spazi e degli orari di lavoro. E in questo secondo caso mi chiedo quanto sia pronto il settore e come si intenda realmente il modello di banca del futuro».

«Questi dibattiti sono importantissimi per avere stimoli e suggestioni. Credo però dobbiamo stare attenti – ha detto Matteo Spanò, vicepresidente Federcasse – quando parliamo di progresso per non commettere l’errore di confonderlo con lo sviluppo. Il lavoro da fare è culturale e bisogna trovare un elemento di equilibrio per non perdere pezzi per la strada. Noi come casse rurali non ci possiamo permettere di non avere socialità produttiva per la creazione di valore aggiunto, ma vanno tenute in considerazione anche le modalità di ottimizzazione dei costi».

«Il nostro contratto nazionale – ha detto Emilio Contrasto, segretario generale Unisin – definisce in modo chiaro ed inequivocabile gli spazi e le possibilità che attraverso questo istituto si possono applicare al mondo del lavoro. Ma non è pensabile che aziende di Abi possano superare queste regole per disporre come credono di questo strumento».

«Tornare alla normalità, ma quale normalità? – ha detto Luca Bertinotti, segretario nazionale Fabi – 11 milioni di persone sono escluse dal digitale e questo significa che non si può andare indietro, ma bisogna cooperare per gestire questi cambiamenti: passare dal comando/controllo al coordinamento/motivazione, tanto più da remoto quando si sfilacciano i rapporti interpersonali e si perdono le identità personali. Questo è un passaggio culturale sulle spalle dei nostri manager e delle nostre governance se vogliamo colmare i gap ed evolvere».

«Per concludere – ha detto Sileoni – io allo smart working non ci credo ed eviteremo che il digitale sia l’occasione per pagare meno i lavoratori e rivedere gli inquadramenti».

L’evento, trasmesso in diretta streaming su www.fabi.it e sul profilo Facebook della Federazione autonoma bancari italiani, sarà in onda su Class Cnbc (canale 507 di Sky) sabato 17 aprile alle ore 13.30 e domenica 18 aprile alle ore 21.00.

Roma, 14 aprile 2021

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DIGITALE E SMART WORKING, SECONDO APPUNTAMENTO CON “LA PRIMAVERA NELLE BANCHE”

DIGITALE E SMART WORKING, SECONDO APPUNTAMENTO CON “LA PRIMAVERA NELLE BANCHE”

Mercoledì 14 aprile nuova “puntata” del ciclo di eventi online Fabi. Focus sulla digitalizzazione del settore e il lavoro agile in banca. Parteciano Poloni (Abi), Spanò (Federcasse), Colombani (First), Baseotto (Fisac), Furlan (Uilca), Contrasto (Unisin), Bertinotti e Sileoni (Fabi). Presenta Andrea Pancani (TgLa7), partecipano Casadei (Sole 24 Ore) e Gualtieri (Milano Finanza). L’appuntamento sarà trasmesso in diretta streaming su www.fabi.it e su Facebook

DIGITALE E SMART WORKING, SECONDO APPUNTAMENTO CON “LA PRIMAVERA NELLE BANCHE”

“Digitale e smart working in banca”. Questo il titolo dell’evento organizzato dalla Fabi, in programma mercoledì 14 aprile (15.00-16.30), che sarà trasmesso in diretta streaming su www.fabi.it e sul profilo Facebook della Federazione autonoma bancari italiani. È il secondo appuntamento del ciclo di dibattiti promosso dalla Fabi “La primavera nelle banche: come cambia il settore in tempi di pandemia, smart working e digitale, a difesa dell’occupazione”.

 

All’appuntamento di mercoledì, occasione di confronto tra le organizzazioni sindacali del credito e la controparte Abi e Federcasse, parteciperanno Salvatore Poloni (Presidente Casl Abi), Matteo Spanò (vicepresidente Federcasse), Riccardo Colombani (segretario generale First Cisl), Nino Baseotto (segretario generale Fisac Cgil), Fulvio Furlan (segretario generale Uilca), Emilio Contrasto (segretario generale Unisin), Gianfranco Luca Bertinotti (segretario nazionale Fabi), Lando Maria Sileoni (segretario generale Fabi). Il dibattito, moderato e condotto da Andrea Pancani (vicedirettore TgLa7), al quale parteciperanno anche i giornalisti Cristina Casadei (Sole 24 Ore) e Luca Gualtieri (Milano Finanza), sarà poi in onda su Class Cnbc (canale 507 di Sky) sabato 17 aprile alle ore 13.30 e domenica 18 aprile alle ore 21.00.

Quello di mercoledì è il secondo della serie di dibattiti pubblici (un evento a settimana di 90 minuti) nei quali saranno affrontati tutti i gli argomenti più importanti e i temi di grande attualità: fondi pensione e previdenza complementare, smart working, pandemia, digitale e nuove tecnologie, le pressioni commerciali, i rapporti delle banche con imprese, famiglie e territori, il ruolo degli istituti di credito per la ripresa economica, le fusioni e le acquisizioni, il futuro del settore bancario in Italia e in Europa. Parteciperanno i segretari generali delle organizzazioni sindacali, i capi del personale e i responsabili delle relazioni sindacali dei principali gruppi bancari, i rappresentanti Fabi nei fondi pensione, i segretari nazionali e i coordinatori di gruppo Fabi, giornalisti ed editorialisti, i grandi esperti del settore bancario, i vertici delle banche.

Roma, 9 aprile 2021

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BANCHE: FABI, FONDI PENSIONE AL CENTRO DEL PRIMO EVENTO ONLINE DEL 7 APRILE

BANCHE: FABI, FONDI PENSIONE AL CENTRO DEL PRIMO EVENTO ONLINE DEL 7 APRILE

Al via il ciclo di dibattiti pubblici organizzato dalla Federazione. Focus sulla previdenza complementare: strategie di investimenti per il welfare dei giovani e per il rilancio del Paese. Partecipano: Luzi (Mefop), Bini Smaghi (Arca Previdenza), Bottino (Abi), Bruni (BM&C), Saporito, Mazzoldi, Bossola e Sileoni. Presenta De Rosa (Corriere della Sera), L’appuntamento sarà trasmesso in diretta streaming su Facebook e su www.fabi.it

BANCHE: FABI, FONDI PENSIONE AL CENTRO DEL PRIMO EVENTO ONLINE DEL 7 APRILE

“Fondi pensione: strategie di investimenti per il welfare dei giovani e il rilancio del paese”. È il titolo dell’evento organizzato dalla Fabi, in programma mercoledì 7 aprile (15.00-16.30) che sarà trasmesso in diretta streaming su www.fabi.it e sul profilo Facebook della Federazione autonoma bancari italiani. L’appuntamento rientra nel ciclo di dibattiti, promosso dalla Fabi “La primavera nelle banche: come cambia il settore in tempi di pandemia, smart working e digitale, a difesa dell’occupazione”.

 

All’appuntamento di mercoledì, occasione di confronto tra i massimi esperti del settore e i rappresentanti della Fabi, parteciperanno Stefania Luzi (Responsabile Area economia e finanza Mefop), Simone Bini Smaghi (Vicedirettore generale Fondo Pensione ARCA Previdenza), Stefano Bottino (Responsabile Direzione Affari sindacali e del lavoro Abi), Raffaele Bruni(Presidente BM&C Società di consulenza Fondi Pensione), Vincenzo Saporito (Responsabile Dipartimento Welfare Fabi, Presidente Fondo Pensione Credit Agricole Italia, Presidente Fondo Pensione Bcc Trentino), Piergiuseppe Mazzoldi (Coordinatore Fabi gruppo Iccrea, Presidente Fondo Pensione Bcc Nazionale), Mauro Bossola (Segretario generale aggiunto Fabi, Presidente Fondo Pensione Intesa Sanpaolo), Lando Maria Sileoni (Segretario generale Fabi). Il dibattito, moderato e condotto da Federico De Rosa (Corriere della Sera), sarà poi in onda su Class Cnbc (canale 507 di Sky) sabato 10 aprile alle ore 13.30 e domenica 11 aprile alle ore 21.00.

Quello di mercoledì è il primo di una serie di dibattiti pubblici (un evento a settimana di 90 minuti) nei quali saranno affrontati tutti i gli argomenti più importanti e i temi di grande attualità: fondi pensione e previdenza complementare, smart working, pandemia, digitale e nuove tecnologie, le pressioni commerciali, i rapporti delle banche con imprese, famiglie e territori, il ruolo degli istituti di credito per la ripresa economica, le fusioni e le acquisizioni, il futuro del settore bancario in Italia e in Europa. Parteciperanno i segretari generali delle organizzazioni sindacali, i capi del personale e i responsabili delle relazioni sindacali dei principali gruppi bancari, i rappresentanti Fabi nei fondi pensione, i segretari nazionali e i coordinatori di gruppo Fabi, giornalisti ed editorialisti, i grandi esperti del settore bancario, i vertici delle banche.

Roma, 2 aprile 2021

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«LA PRIMAVERA NELLE BANCHE»

«LA PRIMAVERA NELLE BANCHE»

Una grande serie di eventi, nella tradizione di successo della Fabi. Parte mercoledì 7 aprile un intenso ciclo di dibattiti pubblici nei quali saranno affrontati tutti i gli argomenti più importanti e i temi di grande attualità: fondi pensione e previdenza complementare, smart working, pandemia, digitale e nuove tecnologie, le pressioni commerciali i rapporti delle banche con imprese, famiglie, territori, il ruolo degli istituti di credito per la ripresa economica, le fusioni e le acquisizioni, il futuro del settore bancario in Italia e in Europa. Ecco il video di presentazione

«LA PRIMAVERA NELLE BANCHE»

Una grande serie di eventi, nella tradizione di successo della Fabi. Parte mercoledì 7aprile «La primavera nelle banche: come cambia il settore in tempi di pandemia, smart working e digitale, a difesa dell’occupazione»: un intenso ciclo di dibattiti pubblici – come informa un video della Fabi diffuso oggi – nei quali saranno affrontati tutti i gli argomenti più importanti e i temi di grande attualità: fondi pensione e previdenza complementare, smart working, pandemia, digitale e nuove tecnologie, le pressioni commerciali i rapporti delle banche con imprese, famiglie, territori, il ruolo degli istituti di credito per la ripresa economica, le fusioni e le acquisizioni, il futuro del settore bancario in Italia e in Europa.

 

Parteciperanno i segretari generali delle organizzazioni sindacali, i capi del personale e i responsabili delle relazioni sindacali dei principali gruppi bancari, i rappresentanti Fabi nei fondi pensione, i segretari nazionali e i coordinatori di gruppo Fabi, giornalisti ed editorialisti, i grandi esperti del settore bancario, i vertici delle banche. Un appuntamento a settimana di 90 minuti, a partire da mercoledì 7 aprile: tutti gli eventi verranno trasmessi in diretta streaming sul sito www.fabi.it, poi il sabato e la domenica in onda su Class Cnbc (canale 507 della piattaforma Sky). Nei prossimi giorni tutti i dettagli sui canali social della Fabi.

Roma, 26 marzo 2021

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BCC, ACCORDO CON I SINDACATI PER VACCINARE I DIPENDENTI

BCC, ACCORDO CON I SINDACATI PER VACCINARE I DIPENDENTI

Intesa raggiunta ieri tra la Fabi, le altre sigle, e i vertici aziendali per favorire il percorso di somministrazione del vaccino anti- Covid per i bancari del credito cooperativo. Bertinotti: «Tutti i colleghi/e del settore cooperativo non hanno mai fatto venire meno la loro presenza e assistenza, nell’ambito del loro servizio pubblico essenziale. È doveroso e necessario provvedere alla campagna vaccinale massiva nei confronti di tutti/e i Lavoratori e le Lavoratrici»

BCC, ACCORDO CON I SINDACATI PER VACCINARE I DIPENDENTI

Anche nel settore del Credito Cooperativo viene favorito il percorso, da parte delle aziende, di somministrazione dei vaccini per i propri dipendenti. È quanto stabilito dall’incontro di ieri tra la Fabi, le altre sigle, e i vertici delle Bcc nell’ambito del “Tavolo permanente di monitoraggio dell’emergenza pandemica”. Durante la riunione sono state prese in esame le “Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19” del Ministero della Salute del 10 marzo in cui è prevista la possibilità di vaccinare all’interno dei posti di lavoro qualora le dosi di vaccino disponibili lo permettano. A tal riguardo, sindacati e vertici aziendali hanno condiviso un ulteriore aggiornamento delle misure previste dal Protocollo di prevenzione e contrasto alla diffusione del Covid 19 applicato nel Credito Cooperativo del 7 maggio.

 

«La campagna vaccinale assume la priorità massima in questa delicata fase storica del Paese» ha dichiarato il segretario nazionale Fabi, Luca Bertinotti.

«Le Bcc sono l’espressione più evidente e presente delle banche di comunità – ha continuato Bertinotti – e devono essere in prima linea nella loro azione di tutela e promozione del bene comune rappresentato dalla salute pubblica».
Il segretario nazionale ha inoltre sottolineato come «Tutti i Colleghi/e del settore del Credito Cooperativo non hanno mai fatto venire meno la loro presenza e assistenza, nell’ambito del loro servizio pubblico essenziale, alle comunità di riferimento in tutta Italia, sin dall’inizio del manifestarsi della pandemia».

In conclusione «È doveroso e necessario provvedere, pur nel rispetto delle priorità delle categorie più fragili ed esposte al contagio della malattia, alla campagna vaccinale massiva nei confronti di tutti/e i Lavoratori e le Lavoratrici del settore come si sta provvedendo sulla scorta della forte iniziativa della FABI e delle altre organizzazioni anche nel settore delle banche ordinarie».

Roma, 22 marzo 2021

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L’ALLARME FABI SUL TG5, TG2, TGCOM24, RAINEWS24, TG LA7, TG TV2000, TG4 E RADIO INBLU: A GIUGNO RISCHIO DEFAULT PER 2,7 MILIONI DI FAMIGLIE E IMPRESE

L’ALLARME FABI SUL TG5, TG2, TGCOM24, RAINEWS24, TG LA7, TG TV2000, TG4 E RADIO INBLU: A GIUGNO RISCHIO DEFAULT PER 2,7 MILIONI DI FAMIGLIE E IMPRESE

Fra 100 giorni scadono le moratorie su quasi 300 miliardi di euro di prestiti. Le banche costrette a classificare a sofferenza 1,4 milioni di cittadini e 1,3 milioni di aziende

L’ALLARME FABI SUL TG5, TG2, TGCOM24, RAINEWS24, TG LA7, TG TV2000, TG4 E RADIO INBLU: A GIUGNO RISCHIO DEFAULT PER 2,7 MILIONI DI FAMIGLIE E IMPRESE

Fra 100 giorni scadono le moratorie su quasi 300 miliardi di euro di prestiti. Le banche costrette a classificare a sofferenza 1,4 milioni di cittadini e 1,3 milioni di aziende

 

 

 

L’ALLARME FABI SUL TG5, TG2, TGCOM24, RAINEWS24, TG LA7, TG TV2000, TG4 E RADIO INBLU: A GIUGNO RISCHIO DEFAULT PER 2,7 MILIONI DI FAMIGLIE E IMPRESE

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ANALISI FABI: A GIUGNO RISCHIO DEFAULT PER 2,7 MILIONI IMPRESE E FAMIGLIE

ANALISI FABI: A GIUGNO RISCHIO DEFAULT PER 2,7 MILIONI IMPRESE E FAMIGLIE

Tra 100 giorni scadono le proroghe sulla sospensione delle rate per quasi 300 miliardi di euro di finanziamenti concessi alla clientela bancaria (198 miliardi di 1,3 milioni aziende e 95 miliardi di 1,4 milioni di cittadini), congelati grazie a una norma decreto Cura Italia del marzo 2020. Varata per l’emergenza Covid, quella misura di sostegno non potrà più essere rinnovata a causa della stretta dell’Eba (Autorità bancaria europea) sulla gestione dei non performing loan in vigore da gennaio scorso e che dovrà essere inevitabilmente applicata a metà anno

ANALISI FABI: A GIUGNO RISCHIO DEFAULT PER 2,7 MILIONI IMPRESE E FAMIGLIE

Tra 100 giorni scadono le proroghe sulla sospensione delle rate per quasi 300 miliardi di euro di finanziamenti concessi alla clientela bancaria (198 miliardi di 1,3 milioni aziende e 95 miliardi di 1,4 milioni di cittadini), congelati grazie a una norma decreto Cura Italia del marzo 2020. Varata per l’emergenza Covid, quella misura di sostegno non potrà più essere rinnovata a causa della stretta dell’Eba (Autorità bancaria europea) sulla gestione dei non performing loan in vigore da gennaio scorso e che dovrà essere inevitabilmente applicata a metà anno

 

LE ANALISI FABI

 

BANCHE: FABI, A GIUGNO RISCHIO DEFAULT PER 2,7 MILIONI IMPRESE E FAMIGLIE

Tra 100 giorni scadono le proroghe sulla sospensione delle rate per quasi 300 miliardi di euro di finanziamenti concessi alla clientela bancaria (198 miliardi di 1,3 milioni aziende e 95 miliardi di 1,4 milioni di cittadini), congelati grazie a una norma decreto Cura Italia del marzo 2020. Varata per l’emergenza Covid, quella misura di sostegno non potrà più essere rinnovata a causa della stretta dell’Eba (Autorità bancaria europea) sulla gestione dei non performing loan in vigore da gennaio scorso e che dovrà essere inevitabilmente applicata a metà anno

 

Roma, 22 marzo 2021. C’è il rischio, a fine giugno, quando scadranno le moratorie su quasi 300 miliardi di euro di prestiti bancari, che 2,7 milioni di imprese e famiglie italiane si trovino improvvisamente sull’orlo del sostanziale dissesto finanziario. È quando denuncia la Fabi spiegando che tra circa 100 giorni termina l’ultima proroga – introdotta dal governo con la legge di bilancio per il 2021 – della norma che ha consentito, dall’inizio della pandemia da Covid, di congelare le rate dei finanziamenti di 1,3 milioni di aziende per 198 miliardi e di 1,4 milioni di cittadini per 95 miliardi: in totale, oltre 293 miliardi. Tuttavia, a causa di una serie di vincoli approvati dall’Autorità bancaria europea (Eba), in vigore da gennaio scorso, il prossimo giugno dovranno essere applicate nuove, stringenti regole sulla gestione dei non performing loan: la consequenziale interruzione delle moratorie, non più prorogabili, comporterà che almeno una quota rilevante dei soggetti con le rate attualmente sospese, in assenza di liquidità necessaria a rimborsare gli arretrati, possa essere classificata dalle banche in posizione di default.

 

Secondo quanto spiega la Fabi, con dati della Task force liquidità aggiornati al 10 marzo, la questione riguarda 2,7 milioni di posizioni debitorie (ovvero prestiti) di imprese e famiglie clienti di banche che hanno presentato richiesta di sospensione dei pagamenti delle rate sfruttando la possibilità concessa dal decreto legge “Cura Italia” (n. 18 del 17 marzo 2020) varato, l’anno scorso, all’inizio dell’emergenza economico-sanitaria causata dal Coronavirus. Misura che si è rivelata utile e indispensabile per assicurare liquidità aggiuntiva sia alle aziende (1,3 milioni) sia ai cittadini (1,4 milioni). La pandemia non ha però rallentato né fatto slittare l’entrata in vigore di nuove norme) di vigilanza sulle banche predisposte dall’Eba. Si tratta, più nel dettaglio, delle linee guida sulla gestione degli npl che impongono alle banche una più rigida graduatoria dei crediti deteriorati: una stretta normativa che ha interessato, tra altro, anche i prestiti “sospesi” con le moratorie e che, secondo le nuove regole europee, vanno classificate come esposizioni deteriorate. Le norme europee sui crediti deteriorati sono entrate in vigore a gennaio scorso, ma il governo, tra le pieghe normative, è riuscito a estendere la sospensione dei prestiti fino al prossimo giugno, con una norma inserita nella legge di bilancio per il 2021: ulteriori rinvii per l’applicazione delle Linee guida Eba, però, non saranno più possibili. Né sono sufficienti, per evitare il rischio di dissesto finanziario di 2,7 milioni di soggetti, alcuni chiarimenti informali pubblicati recentemente dalla stessa Eba.

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