IL VIDEO DELLA FABI DEDICATO A CHI COMBATTE CONTRO IL COVID

Un omaggio per le lavoratrici e i lavoratori bancari oltre che per tutte le categorie dei servizi pubblici essenziali. «Anche noi, come i surfisti, stiamo imparando a cavalcare le onde, ad affrontare l’imprevedibile, a sfidare il Covid-19, la nostra grande mareggiata» si racconta nel filmato. Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, cita Martin Luther King: «Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla»

Con un inedito e originale filmato, la Federazione Autonoma Bancari Italiani omaggia le lavoratrici e i lavoratori delle banche e quelli di tutte le categorie dei servizi pubblici essenziali che non hanno mai smesso di operare durante la pandemia, consentendo a tutti i cittadini di continuare a vivere. Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, cita Martin Luther King, inviando un messaggio alla classe politica: «Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla»

 

Roma, 7 novembre 2020. Scuola, sanità, Forze dell’ordine, esercito, Protezione civile, trasporti, mondo dell’informazione, telecomunicazioni, alimentari, banche, assicurazioni, poste: sono le più familiari categorie dei servizi pubblici essenziali. Alle lavoratrici e ai lavoratori di questi settori, la Fabi dedica un video per ringraziare chi, nonostante il Covid, continua a lavorare, quotidianamente, senza tirarsi indietro di fronte alle proprie responsabilità, consentendo a tutti i cittadini di continuare a vivere. Il filmato, lanciato in concomitanza con l’entrata in vigore delle nuove norme volte a contenere i contagi del Covid, dividendo l’Italia in tre zone (gialla, arancione, rossa), mostra le dure ed emozionanti immagini degli scorsi mesi: gli ospedali e le terapie intensive, la didattica a distanza con gli studenti davanti ai monitor, i controlli in strada, i giornalisti sul campo, i supermercati sempre aperti con le file della clientela, le strade con le code di auto, le città vuote, i bancari dietro lo sportello.

 

Nel filmato, viene proposto un parallelismo fra le onde del mare – in particolare quelle di Nazaré, in Portogallo, dove lo scorso 29 ottobre l’acqua ha superato i 30 metri d’altezza – e l’emergenza legata alla pandemia: la natura che dispiega la sua forza e l’ignoto che crea sgomento. «Ma c’è chi trova il coraggio di affrontarlo: chi sa che quelle creste possono essere solcate, che quella furia può essere domata. Anche noi, come i surfisti, stiamo imparando a cavalcare le onde, ad affrontare l’imprevedibile, a sfidare il Covid-19, la nostra grande mareggiata» spiega il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. Al termine del video, il segretario generale della Fabi cita Martin Luther King, inviando un messaggio alla classe politica: «Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla».

Ecco il testo completo della storia raccontata nel filmato della Fabi.

 

Ci sono storie che vanno raccontate ascoltando solo il battito del proprio cuore. È il 29 ottobre 2020, Nazaré (Portogallo): una grande mareggiata, con onde di oltre 30 metri. Quando la natura dispiega la sua forza ci sentiamo inermi, impotenti. L’ignoto crea sgomento, terrorizza. Ma c’è chi trova il coraggio di affrontarlo: chi sa che quelle creste possono essere solcate, che quella furia può essere domata. Anche noi, come i surfisti, stiamo imparando a cavalcare le onde, ad affrontare l’imprevedibile, a sfidare il Covid-19, la nostra grande mareggiata.

 

C’è chi – nella scuola – ha preso per mano i più̀ piccoli, li ha distratti e fatti sorridere, li ha aiutati a usare nuovi strumenti, a scoprire nuove forme di convivenza e nuove forme di protezione. Persone che si sono fatte amare per la gentilezza, il sacrificio e la discrezione, che hanno colorato con pazienza ed affetto il buio della paura, c’è chi ha impegnato il suo presente perché garantire il futuro dei nostri giovani, chi ha lavorato in condizioni estreme, senza aiuto, da solo con la propria anima. E mentre risuonavano gli applausi e i cori dai balconi, nel mondo della sanità c’è chi ha fatto in modo che davvero “andasse tutto bene”, chi ha indossato una divisa per affrontare il nemico sconosciuto, andando oltre le proprie capacità, sfidando l’impossibile e lavorando senza limiti. Qualcuno ha imparato a sincronizzare il proprio cuore con quello dei pazienti, a trasformare anche un treno in un ospedale.

 

E mentre negli occhi di tutti c’ era stupore, rabbia, dolore c’è chi – le Forze dell’ordine, la Polizia, i Carabinieri, la Guardia di finanza e tutto l’esercito – è rimasto in strada durante il lockdown, per farci sentire sicuri anche quando avevamo più̀ paura, restando lontano dalla propria famiglia, dai propri interessi, dalla propria vita rischiando in prima persona per evitare una guerra della disperazione che nessuno dovrebbe mai combattere. C’è̀ chi – è il caso della Protezione civile – si è fatto carico con la forza dell’istinto del peso dell’emergenza, chi ha continuato a farsi avanti mentre tutto il mondo fuggiva. E mentre i treni si riempivano per un’ultima corsa, mentre le strade brulicavano di macchine impazzite c’è chi – nel mondo dei trasporti (aereo, ferroviario, metropolitano, taxi e noleggio auto) non è mai arretrato di un centimetro. C’è chi ha garantito trasporti sicuri facendo l’impossibile con pochi mezzi, per fare in modo che il nostro viaggio, nonostante tutto, potesse continuare, per darci la possibilità di continuare a superare i nostri orizzonti. Mentre il nostro sguardo si perdeva nel vuoto, c’è chi – gli operatori dell’informazione e delle telecomunicazioni – si è buttato nella mischia come un rugbista, per provare a raccontare questa storia assurda, chi ha proseguito a lavorare. Tutto questo affinché l’informazione e la comunicazione continuassero a irrompere nelle nostre case e a rompere la nostra solitudine, a qualunque ora del giorno e della notte chi si è mosso veloce e senza timori. Mentre le nostre città si svuotavano – e ovunque risuonava il frastuono del silenzio, c’è chi si è occupato – nel settore agroalimentare, nella grande e piccola distribuzione – della nostra sopravvivenza, delle nostre famiglie, dei nostri figli e dei nostri anziani, chi ha perso la vita per servire altre persone e chi non ha mai perso di vista il proprio dovere.

 

E oggi, mentre il virus cresce, la crisi economica dilaga e le lacrime stanno lasciando il posto alle urla, mentre non riusciamo ancora a capire cosa faremo domani c’è chi è restato sempre dietro a uno sportello (nelle banche, nelle poste e nelle assicurazioni) anche quando non c’era più̀ nessuno davanti, chi non ha mai perso la pazienza, non ha mai smesso di rassicurarci e consigliarci, chi ha imparato in fretta ad usare nuovi strumenti, a rispettare nuove regole, a districarsi nelle nuove norme, per non lasciarci mai senza tutele, per accompagnarci in un mondo diventato improvvisamente ostile, per evitare che, insieme con i nostri beni, svanisse pure la nostra speranza. C’è chi non si è tirato indietro di fronte alle responsabilità, non si è nascosto di fronte alle accuse, non si è spaventato di fronte a qualche dito puntato ed è quotidianamente rimasto al servizio di famiglie e imprese, al servizio del Paese.

 

«Può̀ darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate,

ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla»

MARTIN LUTHER KING

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